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31 dicembre 2012

New Year's Eve Prayer by Jeff Buckley



"You, my love, are allowed to forget
About the Christmas you just spent stressed out in your parents house.

You, my love, are allowed to shed
The weight of all the years before, like bad disco clothes,
Save them for a night of dancing, stoned with you lover.

You, my love, are allowed to let yourself drown
Every night in bottomless wild and naked symbolic dreams.

You, my love, in sleep can unlock
Your youth and your most terrifying magic and dreamings for the courageous.

You, my love, are allowed to grab my guitar
And sing me idiot love songs if you've lost your ability to speak.
- Keep it down to two minutes.

You, my love, are allowed to rot and to die
And to live again, more alive and incandescent than before.

You, my love, are allowed to beat the shit out of your television.
Choke its thoughts and corrupt its mind.
Kill! Kill! Kill! KILL the motherfucker before the song of zombiefied pain and panic and malaise and it's narrow right-winged vision and it's cheap commercial gang rape becomes the white noise of the world.
Turn about is fair play.

You, my love, are allowed to forgive and love your television.

You, my love, are allowed to speak in kisses to those around you and those up in heaven.

You, my love, are allowed to show your babies how to dance full bodied, starry eyed, audacious, supernatural and glorified.

You, my love, are allowed to suck in every single endeavor.

You, my love, are allowed to be soaked like a lovers' blanket in the New York summertime with the wonder of your own special gift.

You, my love, are allowed to receive praise,

You, my love, are allowed to have time,

You, my love, are allowed to understand,

You, my love, are allowed to love,

Woman disobey,
When little men believe,

You, my love, are Rebellion."


https://www.youtube.com/watch?v=iO8Fom2XGts   (2:32 Whatever you like)

27 novembre 2012

Cosa serve

Ci vuole una storia ma io non ce l'ho.
C'è un bisogno, e sa di scrittura, ma io lo so, quello che serve è una storia. Anche se esiste, cruda e reale, questa fame che preme e indurisce come un desiderio sfrontato e senza regole.
Un attore si fa simbolo e vive, e se vive deve avere la sua storia, una direzione, e un mondo - meglio se piccolo -  in cui vivere e in cui camminare, perchè l'indeterminatezza è quasi sempre una scelta, e perciò molto più di una colpa. E' una forma di arroganza.

Non da questa collera













Non da questa collera, anti-culmine dopo
Che il rifiuto paralizzò i suoi fianchi e il fiore zoppo
Si curvò come una bestia a lappare il fiotto solitario,
In una terra cinghiata dalla fame,
Ella riceverà una scorpacciata d’erbacce
E potrà generare quelle mani viticce che palpo
Attraverso i tormentati, due mari.
Dietro il mio capo un quadrato di cielo s’affloscia
Sul sorriso circolare lanciato da amante ad amante
E la palla dorata rotola via dai cieli;
Non da questa collera, dopo
Che il rifiuto rintoccò come campana sott’acqua, il suo sorriso
Potrà generare quella bocca, dietro lo specchio,
Che brucia lungo i miei occhi.

Dylan Thomas


>Ettore Fobo su Dylan Thomas

16 novembre 2012

Quello che rimane

Come in una collana, diverse scene si susseguono una dopo l'altra, vivide e  penetranti. Il morso del gatto, la festa, l'uscita "segreta" con Charlie, il ricordo di un incontro d'amore clandestino e il dolore della perdita, la visita all'amica, la violazione e il furto, l'orrore a casa del custode, e infine una specie di strappo come una presa di coscienza disperata e pacificante. Gli individui popolano le scene come misteriosi involucri, la cui apparenza confonde e mette continuamente alla prova tanto chi ha a che fare con loro quanto chi legge. La prefazione di Franzen è decisamente appassionata e mi aveva messo sulla difensiva, ma ho condiviso molte delle sue considerazioni. La scrittura di Paula Fox è diretta e potente. Ogni frase è li scarna ed essenziale e proprio per questo riverbera altro. Non c'è dialogo in cui non affiori la fatica di capire le ragioni dei gesti e delle parole degli altri, di un mondo che si sgretola e sembra scivolare nell'inciviltà e nel vuoto; il senso celato delle cose che accadono, che confondono con i loro significati segreti. Tutto questo ha tratti troppo familiari per non indurre a tornare indietro molte volte alle parole già lette, scavarle, e sperare di scoprirne altri.




"Su uno dei comodini c'era una pila di romanzi gialli nelle loro copertine economiche simili a quelle delle caramelle.
"Chi li legge? Tu o Flo?",
"Io", rispose con un sospiro e facendosi seducente.
"Per me vanno bene. Passano come un carro armato sopra a ciò che vivo. Uomini potenti. Donne palpitanti... la mente di un assassino esposta come il contenuto di un astuccio di matite per bambini".
"Non stai leggendo quelli giusti".
"Quelli nuovi sono quelli vecchi. La falsa complessità è soltanto un altro tipo di astuccio".
"Cosa succederà?", sbottò lei. "Tutto sta andando al diavolo".

(Quello che rimane, Paula Fox, Fazi Editore, pag.39)

14 novembre 2012

Pecore nella nebbia

Le colline digradano nel bianco.
Persone o stelle mi guardano con tristezza, le deludo.

Il treno lascia dietro una linea di fiato.
Oh lento cavallo color della ruggine, zoccoli, dolorose campane.

È tutta la mattina che
la mattina sta annerendo, un fiore lasciato fuori.



Le mie ossa racchiudono un'immobilità, i campi
lontani mi sciolgono il cuore.

Minacciano
di lasciarmi entrare in un cielo
senza stelle né padre, un'acqua scura


 (Sylvia Plath)



12 ottobre 2012

Ettore Fobo

La prosa di Ettore Fobo, che sia un discorso su prose o poesie di altri oppure un riflesso interiore, è scritta in una lingua chiara: niente potrebbe nascondersi dietro le parole se non le ombre stesse dei contenuti che creando anfratti e cunicoli rendono desiderabile diramare simultaneamente i percorsi del pensiero. E' proprio questo il linguaggio che mi illudo di riconoscere, in parte per essere giustificata ad abbandonare la strada appena scelta per altre strade tutte coerenti con quella originaria poiché la sorgente stessa è mobile, instabile, perfetta e inutile, colma di vuoto. Sembra che la sostanza dei versi sia polvere staccata da questi pensieri appena più concreti, in cui tutto ciò che si rappresenta come umano è sfuggente e indefinibile, ma sempre riconoscibile. E' un'intercapedine in cui restare o muoversi, un luogo sempre tragico ma anche ridicolo, perché non manca mai la connotazione di eccessiva importanza nè l'assenza di significato dell'essere uomo, centro esatto di un niente e contenitore involontario di un universo non meno assente. Ciò che fluisce aumentando di spessore per poi dissolversi nuovamente tra un verso e una verità sottintesa se non taciuta - resa pura visione - è una specie di grazia della consapevolezza limpida e tranquilla di questo niente, e del ruolo della poesia che se ne fa voce per lo più inascoltata. In nessun tempo più che tra questi versi ombre e solitudine sono bene accette, la guerra è aperta e mai combattuta tra i due orrori opposti, le due condanne tra cui non è dato scegliere o mediare: l'omologazione o il silenzio - mentre la natura (il corpo, il sangue) fa da specchio agli aspetti più gelidi e vuoti di cui è intrisa l'esistenza sfiorati dalla brillantezza del momento predestinato alla fine.


"Vivo in quest'alito di inchiostro"

"(...) potremmo vivere in un flessuoso
vagito di ossessioni e visioni
od andare preconfezionati e infetti
tra i sassi sfatti od intatti
annegare nel plancton sciamante
dagli artigli del Re Corvo."

"No, nemmeno andarsene è utile,
bisogna nascere e vivere con lo slancio
di un milione di corvi, sotto il sole afflitto
di un'intelligenza che ha visto tutto."

"Togliersi una maschera
non è cosa da poco,
perchè sotto la sua scorza
strati di pelle maciullata
dicono quanto ella fosse,
seppur per breve istante,
proprio il nostro volto.

Non è poco
togliersi una maschera,
spesse volte è il vuoto
quello che copriva,
o la ben nota
stanchezza di essere cosa,
sotto il vilipendio dell'assenza."

"Custode di una perla di follia,
aveva versi rapidi come il fiume,
distoglieva il gioco dal suo senso,
moltiplicava abissi e si perdeva
in sconnessioni orfiche e danzava.
(...)
Con questo vento di poesie fuori dalle tasche,
fogli scritti col lapis,
per darla a bere al nulla, alla luna,
coll'impeto delle sue lacerazioni."

 (Ettore Fobo, da Sotto una luna in polvere, Kipple Officina Libraria, 2010)

Estasi e materia

"Mi capita di provare la stessa ripugnanza di quell'uomo che si uccise per non doversi più radere tutte le mattine. E tuttavia, il quotidiano, il quotidiano soltanto riesce a farmi aggrappare all'esistenza. Questi piccoli obblighi, questi ritmi sono formativi. Mi sono necessari. Mi liberano perché mi sottomettono. E' così: ho bisogno della schiavitù, delle regole di vita, dei ritmi. La mia libertà sopravvive soltanto all'interno di questa cornice. Allora, perché questa ripugnanza? Può darsi che il mio spirito non desideri veramente vivere? E' forse il lontano rumore di una tentazione profonda in ogni uomo, la tentazione del suicidio? Ogni minuto racchiude questa strana dualità. Il corpo é la vità, lo spirito é morte. La materia é l'essere, l'intelletto il nulla. E il segreto assoluto del pensiero é senza dubbio questo desiderio mai dimenticato di reimmergersi nella più estatica fusione con la materia, nel concreto tanto concreto da divenire astratto. La vita é forse questo passaggio, questa situazione tragica e instabile, questo nodo, questo punto che si muove sulla linea d'evoluzione dal nulla al nulla.
(...)
Anche rinunciare al piacere d'essere umili é duro. E' duro respingere questa parte di sé friabile, succulenta, generosa. E' duro sapere con esattezza ciò che si é. E' più facile lasciarsi andare a un esaltato affaccendarsi, ricevere lodi, dire a se stessi che si fa il bene. Questo lusinga. Questo permette momenti esaltanti. Al paragone di una simile civetteria, mi sembra molto preferibile l'orgoglio.
La pietà é intollerante, l'amore é tirannico, la virtù é ipocrita e la carità ingiuriosa. Se li paragoniamo a queste imbecilli virtù, i difetti sono meno aggressivi. Essi almeno non imbrogliano.
(...)
Povertà. Silenzio. Dolcezza. Non é nemmeno necessario essere lucidi. Nella pratica sistematica dell'illusione, c'é una povertà autentica e profonda. Sprofondato nel proprio gorgo, nella miserabile vertigine dell'immaginario, l'uomo può trovare questa umile pace, questa virtuosa riservatezza. Perché l'importante non sta nei livelli: ciò che é, é nell'essenza; e c'é una virtù della menzogna come c'é una virtù dell'esattezza. L'armatura, lo scheletro duro e indomabile dell'uomo, é questa fierezza che ha fatto il cammino a ritroso su se stessa ed é divenuta umiltà. Chi transige, chi mercanteggia con se stesso non é degno di essere piccolo. La volontà dell'infelicità non é facile: vuole essere portata fino in fondo, ha sete di infinito, desiderio di assoluto. Per essere abbandonato nudo e solo ci vuole passione e follia, come per essere grande fra i grandi. La gloria e l'infermità sono sovente della stessa natura: supremo orgoglio e suprema umiliazione tanto per l'una che per l'altra."

(J.M.G.Le Clézio, Estasi e Materia)

America

"Volevo scrivere qualcosa che parlasse a livello molto, molto profondo dell'America (...)"

(David Foster Wallace, Although of Course You End Up Becoming Yourself)

Le menti umane

"Mentre l'estate si avvicinava, e le sere si allungavano, agli speranzosi, ai vigili, che passeggiavano sulla spiaggia, apparvero immagini le più strane -  carni trasformate in atomi che il vento trasportava, stelle che guizzavano nei cuori, rupi, mare, nuvole, messi lì apposta tutti insieme per riunire all'esterno gli elementi dispersi di una visione interiore. In quegli specchi che sono le menti umane, in quelle pozze di acque inquiete in cui di continuo le nuvole mutano e si formano delle ombre, i sogni persistevano, ed era impossibile resistere alle strane premonizioni che i gabbiani, i fiori, gli alberi, gli uomini, le donne, e fin la bianca terra sembravano proclamare (ma se interrogati, pronti a ritrattare): il bene trionfa, la felicità vince, l'ordine predomina. Impossibile resistere allo stimolo insolito di vagare in ogni direzione alla ricerca di un bene assoluto, un cristallo di intensità, distante dai piaceri conosciuti e dalle virtù familiari, estraneo ai processi della vita domestica, unico, duro, luminoso, come un diamante nella sabbia, che fa sicuro chi lo possieda."

(V. Woolf, Al faro)